Economia

A Pescara oltre 300 negozi in meno dal 2012: Confcommercio lancia l’allarme sulla desertificazione commerciale

Strada commerciale vuota
A Pescara oltre 300 negozi in meno dal 2012: Confcommercio lancia l’allarme sulla desertificazione commerciale - Istruzionepescara.it

Negli ultimi tredici anni il tessuto commerciale di Pescara ha perso oltre 300 attività, un segnale che conferma le difficoltà dei centri urbani e riaccende il dibattito sul futuro del commercio locale.

Il dato emerge da un’analisi dell’Ufficio studi di Confcommercio che fotografa l’andamento delle attività economiche tra il 2012 e il 2025, mostrando un calo significativo anche nel capoluogo adriatico.

Nel periodo considerato le attività presenti in città sono passate da circa 2mila a poco meno di 1.700, con una diminuzione pari al 21,4%. Un trend che riflette una trasformazione più ampia del commercio italiano, dove nello stesso arco di tempo sono scomparse quasi 156mila attività tra negozi al dettaglio e commercio ambulante.

I numeri del commercio a Pescara

Secondo il report nazionale di Confcommercio, Pescara si colloca al 102º posto su 122 capoluoghi di provincia analizzati per andamento delle attività commerciali. Un dato che evidenzia come la città non sia tra le realtà più colpite, ma che comunque segnala una tendenza da monitorare con attenzione.

Analizzando nel dettaglio i settori, emerge che l’unico comparto in crescita è quello della ristorazione, che negli anni è passato da 245 a 322 attività. Al contrario, diversi settori tradizionali hanno registrato una riduzione significativa.

I negozi di abbigliamento sono scesi da 344 a 245, mentre i bar sono diminuiti da 310 a 271. Anche gli alberghi tradizionali hanno subito una contrazione, passando da 33 a 28 strutture.

Una trasformazione che riguarda tutta Italia

I dati di Pescara si inseriscono in un quadro nazionale caratterizzato da un cambiamento del tessuto commerciale. Negli ultimi anni molte attività tradizionali hanno lasciato spazio a nuovi servizi e forme di accoglienza.

Secondo l’analisi Confcommercio, nei centri storici italiani si registrano cali significativi in diversi comparti: carburanti (-42,5%), libri e giocattoli (-32,6%), mobili e ferramenta (-35,9%) e abbigliamento (-36,9%). In diminuzione anche bar (-9,5%) e alberghi (-9,7%).

Allo stesso tempo crescono altre tipologie di servizi, come gli alloggi turistici alternativi – tra b&b e affitti brevi – aumentati del 184,4%, oltre alla ristorazione (+35%) e ad alcuni servizi specializzati come farmacie e negozi di tecnologia.

Padovano: “Un fenomeno che va contrastato”

Per il presidente di Confcommercio Pescara Riccardo Padovano il quadro che emerge dai dati rappresenta un campanello d’allarme.

“Il dato è allarmante perché certifica un fenomeno sotto gli occhi di tutti: la progressiva desertificazione commerciale dei centri cittadini”, spiega. Secondo Padovano è necessario intervenire con politiche mirate per difendere il cosiddetto commercio di prossimità, che svolge un ruolo importante non solo dal punto di vista economico ma anche sociale.

I negozi di quartiere, sottolinea, rappresentano infatti un presidio di vivibilità, sicurezza e servizi per i cittadini, contribuendo alla vitalità dei centri urbani.

La proposta dei Distretti urbani del commercio

Tra le possibili soluzioni, Confcommercio rilancia la creazione dei Distretti urbani del commercio (Duc), strumenti pensati per valorizzare il territorio e sostenere le attività locali attraverso progetti condivisi tra pubblico e privato.

L’iniziativa si inserisce nel progetto Cities promosso dall’associazione, che punta a migliorare la qualità dei centri urbani attraverso interventi di rigenerazione degli spazi pubblici, mobilità sostenibile, riutilizzo dei locali sfitti e nuove politiche per il commercio locale supportate anche dalle tecnologie digitali.

Secondo Padovano, però, per rendere concreti questi strumenti è necessario anche un intervento normativo da parte della Regione Abruzzo, con una legge che promuova e finanzi la nascita dei distretti del commercio.

“Il rilancio dell’attrattività dei centri cittadini passa da una collaborazione tra Comuni, imprese, cittadini e proprietari immobiliari”, conclude. “Solo attraverso un progetto condiviso e una regia unitaria sarà possibile rafforzare il tessuto economico locale e ridare vitalità alle città”.

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