Si vede già dalla sala partenze, più piena del solito, con file che si allungano nei momenti di punta e trolley che si incastrano tra le sedute. L’Aeroporto d’Abruzzo sta correndo, e i numeri dei primi due mesi del 2026 lo confermano senza troppe interpretazioni.
142 mila passeggeri tra gennaio e febbraio, contro poco meno di 80 mila nello stesso periodo dell’anno scorso. Tradotto: +78,60%. Una crescita che non passa inosservata, soprattutto per uno scalo che per anni è rimasto in una specie di limbo, sempre in attesa del salto definitivo.
Non è più un episodio isolato
Chi frequenta lo scalo lo percepisce già da qualche mese. Più voli, più movimenti, più rotazioni durante la giornata. Non è solo una sensazione. Il 2025 aveva già segnato il superamento del milione di passeggeri, un traguardo che in Abruzzo si aspettava da tempo e che ora sembra quasi un punto di partenza, non di arrivo.
Anche dicembre aveva dato un segnale chiaro, con un aumento superiore al 50% rispetto all’anno precedente. E guardando l’intero trimestre che va da dicembre a febbraio, la crescita resta alta, sopra il 69%. Non è un picco isolato, sembra piuttosto una traiettoria.
Più destinazioni, più movimento reale
Dietro questi numeri c’è un cambiamento concreto. 15 destinazioni attive durante l’inverno, tra collegamenti nazionali e internazionali. Non tantissime rispetto ai grandi hub, ma abbastanza per cambiare le abitudini di chi vive in Abruzzo.
Fino a poco tempo fa si partiva da Roma o da altri aeroporti più grandi, spesso per necessità. Ora sempre più persone scelgono Pescara direttamente. Meno chilometri, meno tempo perso, meno incastri complicati.
E questo ha un effetto immediato. Non solo sul traffico aeroportuale, ma anche su tutto quello che gira intorno: taxi, parcheggi, piccoli servizi, bar interni. L’aeroporto torna a essere un punto vivo, non solo un’infrastruttura.
Il ruolo delle strategie e dei collegamenti
Dietro la crescita c’è anche un lavoro meno visibile, fatto di accordi con le compagnie e scelte strategiche. La Regione ha spinto sulla continuità territoriale e sui collegamenti, e i risultati iniziano a vedersi.
Uno dei passaggi più attesi riguarda il ritorno della tratta con Milano Linate, prevista dall’autunno 2026. Non è solo una rotta in più. È una connessione diretta con uno degli aeroporti più centrali per lavoro e affari.
Poi c’è il tema delle infrastrutture. L’allungamento della pista e l’apertura al cargo sono elementi che potrebbero cambiare ulteriormente il profilo dello scalo, portandolo oltre il traffico passeggeri.
La vera domanda è quanto può durare
Per ora i numeri spingono verso l’alto, e anche le previsioni per l’estate parlano di un ulteriore salto, con 24 destinazioni previste, mai così tante.
Resta però una domanda che circola, anche tra chi lavora nel settore. Questa crescita è stabile o è legata a una fase favorevole? Le compagnie resteranno? I flussi si consolideranno?
Intanto, chi passa dall’aeroporto lo vede con i propri occhi. Più persone, più voli, più movimento, non è più lo scalo semi vuoto di qualche anno fa.
E forse è proprio questo il dato più concreto, quello che si nota prima ancora delle percentuali.








