Non si vede subito, non è qualcosa che passa davanti agli occhi ogni giorno, ma i numeri raccontano un movimento preciso. L’export abruzzese cresce, e cresce più della media nazionale.
Nel 2025 ha segnato un +6,9%, arrivando a sfiorare i 10 miliardi di euro, fermandosi a 9,96, un dato che pesa, soprattutto se messo accanto al +3,3% italiano e all’1,2% del Mezzogiorno. L’Abruzzo corre più veloce, almeno per ora.
Dove sta andando davvero questa crescita
Il dettaglio che colpisce è la direzione. Verso i Paesi dell’Unione Europea l’aumento è contenuto, appena lo 0,9%. Fuori dall’Europa, invece, si apre uno spazio molto più ampio. +13,4% verso i mercati extra Ue.
Questo cambia la lettura. Non è solo una crescita interna al mercato europeo, ma un allargamento verso nuove destinazioni. Più lontane, più complesse, ma anche più dinamiche.
E infatti, guardando il confronto con le altre regioni, l’Abruzzo si piazza tra quelle in crescita, anche se non in testa. Ci sono territori che hanno fatto meglio, come Toscana e Friuli Venezia Giulia, ma il dato resta positivo in un contesto dove alcune regioni sono invece arretrate, anche in modo netto.
I settori che tirano, e quelli che frenano
Qui il quadro si fa meno lineare. Alcuni comparti crescono in modo quasi improvviso. I prodotti petroliferi raffinati segnano un aumento oltre il 700%, un numero che colpisce ma che racconta anche quanto possano pesare singole dinamiche industriali.
Poi ci sono altri settori che tengono e crescono in modo più strutturato. Farmaceutico, chimico e prodotti legati al trattamento dei rifiuti mostrano incrementi importanti. Segnali di un tessuto produttivo che in alcune aree si sta muovendo.
Ma non è tutto in salita. Alcuni comparti arretrano, anche in modo pesante. L’estrazione di minerali crolla, mentre elettronica e metalli registrano cali a doppia cifra. È un andamento che crea una specie di squilibrio: crescita forte da una parte, frenata dall’altra.
Cosa significa per chi vive e lavora in Abruzzo
Il dato dell’export sembra lontano, quasi astratto. In realtà ha effetti molto concreti. Più esportazioni significa più produzione, più ordini, più lavoro per aziende e fornitori.
Quando una filiera cresce, si muove tutto intorno. Trasporti, logistica, servizi. Anche realtà piccole, che magari non esportano direttamente, finiscono dentro questo meccanismo.
Ma c’è anche un lato meno visibile. Dipendere sempre di più dai mercati esteri espone a cambiamenti improvvisi. Basta una crisi internazionale, una variazione dei costi, un blocco logistico, e gli equilibri si spostano rapidamente.
Una crescita che va letta senza semplificazioni
I numeri sono buoni, su questo non c’è dubbio. Però non raccontano tutto. Dentro quel +6,9% ci sono dinamiche molto diverse, alcune solide, altre più episodiche.
E soprattutto resta una domanda che torna spesso, parlando con chi lavora nelle aziende. Questa crescita è stabile oppure è legata a condizioni favorevoli difficili da replicare?
Per ora l’Abruzzo esporta di più, e meglio di altri territori simili. Ma capire quanto durerà è un’altra storia.








