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Le bustine di tè e camomilla sono nocive per la salute: rilasciano fino a un miliardo di particelle di plastica

te e camomilla nocivi per la salute
Té e camomilla pericolosi per la salute (www.istruzionepescara.it)

Ogni giorno utilizziamo bustine di té e camomilla, tuttavia pare che molte siano effettivamente nocive per la salute dell’uomo.

Una bustina immersa nell’acqua calda può rilasciare particelle che non si vedono. Microplastiche e nanoplastiche finiscono nell’infuso, secondo una revisione di 19 studi scientifici che ha raccolto dati già disponibili a chiunque.

I numeri che emergono sono elevati, in alcuni casi si parla di miliardi di particelle per singola bustina, ma il significato reale di queste cifre dipende molto da come vengono ottenute e da cosa si misura esattamente. 

Non tutte le bustine sono davvero “solo carta” 

Molte bustine non sono composte esclusivamente da fibre vegetali. Quelle a piramide, sempre più diffuse, sono spesso realizzate con una rete sintetica. Altre, apparentemente in cellulosa, utilizzano componenti plastici per garantire la chiusura dei bordi e la resistenza all’acqua calda. Il polipropilene è uno dei materiali più usati in questo senso. Anche alcune bustine vendute come compostabili o biodegradabili non sono completamente prive di plastica. In diversi test, eliminando la parte vegetale, sono stati trovati residui sintetici. Questo spiega perché le bustine siano considerate una delle fonti principali di rilascio nelle bevande calde. 

te e camomilla nocivi per la salute

Cosa li rende tanto rischiosi (www.istruzionepescra.it)

Il problema non si limita alla bustina. Le particelle possono provenire anche dall’imballaggio esterno, dall’acqua utilizzata nei processi industriali o dall’ambiente in cui il prodotto viene lavorato e analizzato. Nel caso del tè in bottiglia o del bubble tea, i punti di contatto aumentano ulteriormente: bottiglie, tappi, cannucce, contenitori e ingredienti aggiuntivi contribuiscono a un quadro più complesso. 

Perché i numeri cambiano così tanto 

Le cifre riportate negli studi non sono sempre comparabili tra loro. Le microplastiche hanno dimensioni che vanno da circa un micrometro a diversi millimetri, mentre le nanoplastiche sono ancora più piccole. La capacità di rilevarle dipende dagli strumenti utilizzati e dai metodi di filtrazione adottati. Filtri con pori più grandi trattengono solo le particelle più evidenti, mentre quelli più fini intercettano anche quelle invisibili all’occhio umano. 

Questo porta a risultati molto diversi tra uno studio e l’altro. Non è necessariamente un errore, ma una conseguenza dei limiti tecnici. Anche la contaminazione durante le analisi rappresenta un fattore da considerare. Fibre provenienti dall’aria, dagli indumenti o dagli strumenti di laboratorio possono entrare nei campioni. Stabilire con precisione l’origine di ogni particella rilevata non è semplice e richiede procedure molto rigorose. 

Non solo frammenti: anche sostanze chimiche 

Oltre alle particelle solide, alcune ricerche hanno identificato la presenza di composti chimici legati alla plastica negli infusi. Tra questi si trovano residui di lavorazione, plastificanti e sostanze simili ai bisfenoli. L’acqua calda può facilitare il rilascio di queste sostanze sia dalle particelle che si staccano, sia dai materiali ancora integri. La provenienza esatta di questi composti non è sempre chiara e viene ancora studiata. 

Il punto aperto riguarda le quantità e gli effetti. La presenza è stata rilevata, ma non esiste ancora una valutazione definitiva su cosa comporti nel lungo periodo. I risultati disponibili non sono sempre omogenei e dipendono dalle condizioni sperimentali, che non sempre riflettono in modo preciso l’uso quotidiano. 

Cosa cambia nell’uso quotidiano 

Preparare tè o camomilla resta un gesto semplice, ma con una variabile in più da considerare. La presenza di micro e nanoplastiche è documentata, mentre l’impatto reale sulla salute resta oggetto di studio. Questo lascia spazio a comportamenti diversi. Alcuni preferiscono passare al tè sfuso, altri continuano a utilizzare le bustine senza modifiche. 

Il tema non riguarda solo il tè. Riguarda più in generale il contatto tra materiali plastici e alimenti, soprattutto quando interviene il calore. In questo caso il fenomeno è più evidente perché l’infusione accelera i processi di rilascio e rende più facile misurare ciò che accade. 

Il dato resta, ma non è isolato. Va inserito in un contesto più ampio, dove produzione, materiali e metodi di analisi si intrecciano. Lo studio completo è stato pubblicato sulla rivista Food Chemistry. 

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