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Liste d’attesa, scoppia il caso alla ASL di Pescara: polemica sulla valutazione del direttore

Liste d'attesa alla ASL di Pescara
Liste d’attesa, scoppia il caso alla ASL di Pescara: polemica sulla valutazione del direttore - Istruzionepescara.it

A Pescara torna al centro del dibattito politico la questione della valutazione del direttore generale della ASL, con i consiglieri regionali del Partito Democratico che denunciano nuovi ritardi e sollevano dubbi sui criteri utilizzati per giudicare le performance legate alle liste d’attesa.

La vicenda riguarda la verifica di metà mandato dei manager delle aziende sanitarie abruzzesi, prevista dopo due anni dall’inizio dell’incarico e collegata agli obiettivi fissati dalla Regione.

Secondo quanto ricordano i consiglieri regionali Antonio Blasioli e Silvio Paolucci, la valutazione dei direttori generali delle ASL abruzzesi dovrebbe basarsi sugli obiettivi stabiliti nella delibera di incarico della Giunta regionale, tra cui uno dei più rilevanti riguarda proprio il contenimento delle liste d’attesa sanitarie.

Una valutazione positiva può comportare una premialità economica fino al 20% del trattamento complessivo, pari a circa 30 mila euro su uno stipendio annuo di circa 149 mila euro. Al contrario, una valutazione negativa può portare addirittura alla decadenza dall’incarico.

Il ritardo nella valutazione del direttore generale

La nomina dell’attuale direttore generale della ASL di Pescara, Vero Michitelli, risale all’11 settembre 2023. Di conseguenza la verifica di metà mandato avrebbe dovuto essere effettuata dopo due anni, cioè circa sei mesi fa. Tuttavia, secondo i consiglieri del PD, questa valutazione non sarebbe ancora stata completata.

Attraverso un accesso agli atti, spiegano Blasioli e Paolucci, sarebbe emersa una forte discordanza tra diversi uffici regionali e istituzioni coinvolte nel procedimento, tra cui la Regione Abruzzo, la stessa ASL, l’Agenzia sanitaria regionale e l’assessorato alla sanità.

Queste differenze di interpretazione riguarderebbero soprattutto la competenza effettiva sulla valutazione e il ruolo dei vari organismi nel processo decisionale.

Il nodo delle liste d’attesa

La discussione politica si intreccia con il tema più ampio delle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie, una questione che negli ultimi mesi ha suscitato molte polemiche in Abruzzo. Secondo i dati citati dai consiglieri regionali, la regione avrebbe ricevuto la cosiddetta “maglia nera” in una classifica pubblicata dal Sole 24 Ore, basata sui ritardi rispetto ai tempi previsti dalle prescrizioni mediche.

Durante il Consiglio regionale del 17 febbraio 2026, l’assessore alla sanità Nicoletta Verì ha ribadito che la competenza per la valutazione del direttore generale spetta all’Agenzia sanitaria regionale. Una posizione confermata anche dal direttore del Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo.

Secondo quanto emerso, il RUAS, cioè il Responsabile unico dell’assistenza sanitaria, non avrebbe alcun ruolo diretto nella valutazione dei manager delle ASL.

I dubbi sui criteri di valutazione

Nonostante i chiarimenti sulle competenze, restano però molte perplessità sul metodo utilizzato per misurare i risultati delle aziende sanitarie, in particolare per quanto riguarda i tempi di attesa delle prestazioni.

Nel corso della Commissione di vigilanza regionale è emerso infatti un possibile doppio criterio di valutazione. La ASL di Pescara sostiene che debba essere considerato il tempo medio di erogazione di alcune prestazioni sanitarie considerate “traccianti”, cioè circa cento esami individuati dal cosiddetto Decreto liste d’attesa come indicatori di riferimento.

L’Agenzia sanitaria regionale, invece, ritiene più corretto valutare quante prestazioni vengano effettivamente erogate entro i tempi previsti dalle classi di priorità, senza basarsi sulla media.

Secondo i consiglieri del PD, questa differenza di metodo non sarebbe affatto marginale e potrebbe cambiare completamente l’interpretazione dei dati.

Il rischio di dati fuorvianti

Per spiegare il problema, Blasioli e Paolucci fanno un esempio concreto. Se su dieci prestazioni urgenti tre vengono effettuate entro cinque giorni e sette dopo dodici giorni, la media complessiva resterebbe comunque sotto il limite dei dieci giorni previsti dalla legge.

Analizzando però le singole prestazioni, risulterebbe che il 70% degli esami è stato eseguito oltre i tempi stabiliti. In questo caso il risultato apparirebbe formalmente regolare sulla base della media, ma nella realtà la maggior parte dei cittadini avrebbe comunque subito un ritardo.

Secondo i consiglieri regionali del PD, proprio questo meccanismo potrebbe spiegare perché alcune prestazioni vengano considerate nei limiti di legge nonostante tempi di attesa giudicati inaccettabili.

Una situazione che, concludono, rischia di aumentare la sfiducia dei cittadini nei confronti del sistema sanitario regionale.

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