Era l’ultima a resistere, e forse proprio per questo sembrava intoccabile. WhatsApp comincia a cambiare pelle, e lo fa entrando in un territorio che finora aveva evitato: la pubblicità.
Non dentro le chat, almeno per ora, ma appena fuori sì, negli “stati” e nei “canali”, cioè proprio in quella parte dell’app che negli ultimi anni molti hanno iniziato a usare sempre di più, anche senza rendersene conto.
Dove compariranno davvero gli annunci
La novità non riguarda le conversazioni, i messaggi restano puliti, senza banner, senza interruzioni, ma appena si passa nella sezione “Aggiornamenti”, quella con gli stati in stile storie, qualcosa cambia.
Tra un contenuto e l’altro potrà comparire uno spot, a schermo intero, come già succede su altre piattaforme, non è un dettaglio, è uno spazio che molti aprono ogni giorno, anche solo per curiosità.
Lo stesso discorso vale per i canali, qui la logica è diversa, chi crea contenuti potrà pagare per farsi vedere di più, entrare nelle liste di scoperta, guadagnare visibilità, e, a un certo punto, anche soldi.
Non è solo pubblicità, è un cambio di direzione
WhatsApp è sempre stata percepita come uno spazio privato, più chiuso, più diretto, meno “commerciale” rispetto agli altri social, questa scelta rompe quell’equilibrio, anche se solo in parte.
Meta non lo nasconde, vuole trasformare WhatsApp in una fonte di ricavi, non solo in un servizio gratuito, i numeri dell’advertising sono troppo grandi per lasciare fuori una piattaforma con miliardi di utenti.
E quindi si cerca una via di mezzo, inserire pubblicità senza toccare le chat, monetizzare senza dare l’impressione di invadere troppo.
Quanto saranno davvero mirati questi annunci
Qui il discorso si fa più sottile. Meta parla di pubblicità “limitata”, basata su dati generici. Lingua, posizione approssimativa, attività nella sezione aggiornamenti.
Niente messaggi letti, niente chat analizzate, niente numeri di telefono usati per profilare, è la promessa.
Resta però una sensazione che molti utenti conoscono già, anche quando i dati sono “limitati”, la pubblicità riesce comunque a sembrare fin troppo precisa, non sempre è chiaro dove passi il confine.
Canali a pagamento e contenuti esclusivi
C’è un’altra novità che passa più sotto traccia ma potrebbe pesare nel tempo. I canali potranno diventare a pagamento.
Significa che per seguire alcuni contenuti servirà un abbonamento. Video, aggiornamenti, materiali riservati dietro una soglia mensile. Un modello che ricorda quello già visto altrove.
Per chi crea contenuti è un’opportunità. Almeno all’inizio, Meta non tratterrà commissioni. Un incentivo chiaro per portare creator, media e perfino squadre sportive dentro questa dinamica.
Cosa cambia davvero per chi usa l’app ogni giorno
Nel quotidiano l’impatto sarà graduale, all’inizio quasi invisibile, poi sempre più evidente, soprattutto per chi usa spesso stati e canali.
Le chat resteranno come sono, ed è lì che si gioca la partita più delicata, finché la conversazione resta intatta, molti utenti accetteranno il compromesso.
Ma il confine è sottile, basta poco perché la percezione cambi, perché un’app che era vista come “neutra” inizi a sembrare diversa.
E allora la domanda non è tanto se arriverà la pubblicità, è già arrivata, la vera questione è quanto spazio si prenderà, e quanto gli utenti saranno disposti a lasciarglielo.








