Economia

Bonus donne 2026, fino a 800 euro al mese: chi può essere assunta con lo sgravio INPS

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Bonus donne 2026, fino a 800 euro al mese: chi può essere assunta con lo sgravio INPS - Istruzionepescara.it

Il Bonus donne 2026 può ridurre fino a 800 euro al mese i contributi dovuti dalle aziende che assumono a tempo indeterminato lavoratrici considerate svantaggiate.

La misura non consiste in un pagamento diretto alla donna assunta, ma in uno sgravio contributivo riconosciuto al datore di lavoro. L’obiettivo è rendere più conveniente l’ingresso stabile nel mercato del lavoro di chi incontra maggiori difficoltà, ma i requisiti sono precisi e non riguardano tutte le nuove assunzioni femminili.

Le domande possono essere presentate all’INPS per i rapporti a tempo indeterminato avviati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. L’esonero copre il 100% dei contributi previdenziali a carico dell’azienda, esclusi i premi INAIL, e può durare fino a 24 mesi. Il limite ordinario è di 650 euro mensili per lavoratrice, mentre può salire a 800 euro nelle unità produttive situate nelle regioni comprese nella ZES Unica.

Chi sono le lavoratrici considerate molto svantaggiate

La categoria più ampia riguarda le donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi. Non sono previsti vincoli di residenza, quindi la condizione può essere verificata su tutto il territorio nazionale. Il periodo viene calcolato guardando ai mesi che precedono la data di assunzione e non coincide sempre con la semplice iscrizione come disoccupata.

Il requisito può scendere a 12 mesi quando la lavoratrice appartiene anche a una delle categorie individuate dalle regole europee. Rientrano, tra le altre, le donne tra 15 e 24 anni, quelle con più di 50 anni, le adulte che vivono sole con persone a carico e chi non possiede un diploma di scuola superiore o professionale. Sono comprese anche le lavoratrici inserite in settori con una forte disparità occupazionale tra uomini e donne.

Cosa significa essere prive di un impiego regolarmente retribuito

La definizione non significa necessariamente non aver svolto alcuna attività. L’INPS considera il periodo precedente all’assunzione e verifica che la donna non abbia avuto un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi. Vengono valutate anche collaborazioni e altre prestazioni, soprattutto quando la retribuzione annuale supera i limiti previsti per l’esenzione fiscale. È quindi possibile aver lavorato saltuariamente senza perdere automaticamente il requisito.

Questa distinzione è importante perché molte lavoratrici alternano brevi contratti, collaborazioni e periodi senza occupazione. Il controllo non si ferma alla presenza di un contratto, ma riguarda durata e compensi effettivi. Prima di procedere con l’assunzione, l’azienda deve quindi verificare con attenzione la storia lavorativa della candidata, evitando di basarsi soltanto sullo stato di disoccupazione formale o sulle informazioni presenti nel curriculum.

Importi, regioni coinvolte e condizioni per le aziende

Il beneficio ordinario arriva fino a 650 euro al mese, mentre il tetto di 800 euro riguarda le assunzioni nelle aree della ZES Unica: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Il valore effettivo dipende comunque dai contributi realmente dovuti per ogni lavoratrice, quindi non è detto che l’impresa utilizzi sempre l’intero massimale mensile.

Lo sgravio non è automatico. Il datore di lavoro deve presentare domanda all’INPS e rispettare anche le altre condizioni previste, tra cui l’aumento effettivo dell’occupazione e le regole sul salario applicato. La misura è quindi pensata per favorire nuovi posti stabili, non per sostituire lavoratrici già presenti o trasformare operazioni puramente formali in assunzioni agevolate. Per le donne interessate, conoscere i requisiti può essere utile durante la ricerca di lavoro, ma la richiesta resta sempre nelle mani dell’azienda che effettua la nuova assunzione.

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