La classifica dei 100 e lode alla Maturità 2025 restituisce un’Italia scolastica molto diversa da quella che spesso emerge dai confronti tra Nord e Sud.
Su 524.415 candidati, gli studenti che hanno ottenuto il massimo risultato sono stati 13.857, ma la distribuzione geografica è tutt’altro che uniforme. Campania, Sicilia e Puglia guidano per numero assoluto, mentre Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna restano molto più indietro rispetto alla loro popolazione scolastica.
Il dato sorprende perché ribalta una lettura abbastanza diffusa. Nei test standardizzati e nelle classifiche sulla dispersione o sulle competenze, il Mezzogiorno viene spesso raccontato come l’area più fragile del Paese. Nei voti finali della Maturità, invece, alcune regioni meridionali registrano una presenza molto più alta di studenti con lode. Questo non significa automaticamente che una scuola funzioni meglio di un’altra, ma apre una domanda concreta sui criteri di valutazione e sulle differenze territoriali.
Campania prima per numero, Calabria per percentuale
Guardando ai numeri assoluti, la Campania è al primo posto con 2.898 diplomati con 100 e lode. Seguono la Sicilia con 1.947 e la Puglia con 1.891. Più staccate Lazio e Calabria, mentre la Lombardia, pur avendo il maggior numero di candidati in Italia, si ferma a 782 studenti premiati con il massimo dei voti.
Il quadro cambia quando si rapportano le lodi al totale dei maturandi. In questo caso la Calabria sale al primo posto con il 5,74%, seguita dalla Puglia con il 5,15% e dalla Sicilia con il 4,39%. Anche l’Umbria, con il 4,17%, entra tra le regioni con la quota più alta. La media nazionale è del 2,64%, quindi in alcune aree del Paese la frequenza delle lodi risulta più che doppia.
Al Nord le lodi sono molto meno frequenti
In Lombardia ha ottenuto 100 e lode appena l’1,01% dei candidati. Il Veneto si ferma all’1,24%, il Piemonte all’1,28% e il Trentino-Alto Adige allo 0,77%. Sono differenze ampie, che non possono essere spiegate soltanto dal numero degli studenti o dalla dimensione delle regioni. Entrano in gioco anche le modalità di valutazione, la composizione delle commissioni e le tradizioni scolastiche dei diversi territori.
Il voto di Maturità, infatti, non nasce da un test identico per tutti corretto con criteri nazionali rigidi. Una parte del punteggio dipende dal percorso scolastico, dal credito accumulato e dalle valutazioni delle commissioni. Per questo confrontare le regioni richiede prudenza: una percentuale alta di 100 e lode non dimostra da sola una preparazione migliore, così come un valore basso non indica necessariamente una scuola meno efficace o studenti meno preparati.
Il nodo dei diplomifici e la riforma del 2026
Sullo sfondo resta anche il tema dei cosiddetti diplomifici, istituti paritari accusati di facilitare percorsi scolastici troppo rapidi o valutazioni poco rigorose. Nel biennio precedente il Ministero ha revocato numerose parità scolastiche, soprattutto in Sicilia, Campania e Calabria. La coincidenza geografica con alcune delle percentuali più alte di lodi non basta per stabilire un rapporto diretto, ma rende il confronto ancora più delicato.
Con le nuove regole contro i diplomifici, i risultati della Maturità 2026 saranno osservati con particolare attenzione. Se le percentuali dovessero cambiare nelle regioni interessate dai controlli, il confronto potrebbe offrire indicazioni più chiare. Per ora resta una fotografia piena di contrasti: il Sud domina le lodi, il Nord ne assegna molte meno e il voto finale continua a raccontare una scuola italiana dove le differenze non riguardano soltanto la preparazione, ma anche il modo in cui il merito viene misurato.








